Andrea Graziano… FOOD & Co.
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  • Locanda Locatelli - Londra

    By gianfrancotruglio | Giugno 1, 2008

    Visitato qualche tempo fa, scritto per la categoria: Mi ritorni in mente…
    “La grandezza di Londra? Una città dove i sapori più diversi si incontrano e si mischiano. Chiunque passa lascia un segno, una traccia delle sue idee. Anche se i grandi chef spesso sono solo chimere, lasciano comunque uno stimolo che viene preso e interpretato dagli altri. E’ questo melting pot che dà una grande energia alla città.”
    Parole di Giorgio Locatelli, chef da Corgeno, in provincia di Varese, dove è nato nel 1964. L’Italia gli sta stretta e si trasferisce in Svizzera, poi nel 1986 approda in Gran Bretagna, dove lavora per quattro anni nelle cucine del Savoy Hotel, con Anton Edelmann come maestro.
    Successivamente a Londra, i suoi piatti appaiono nei menù di diversi ristoranti (Olivo, Red Pepper, Zafferano), fin quando, nel 2002, apre la sua Locanda Locatelli. Oggi Locanda Locatelli è uno dei migliori ristoranti italiani della capitale britannica fra i suoi clienti Tony Blair, Woody Allen, Madonna e Vladimir Putin e qualche mese fa… quattro ragazzi catanesi.
    Diciamo che, programmando un viaggio lampo a Londra, insieme a Roberto,Enzo ed Armando, avevo estorto loro come al solito la promessa che una delle tappe irrinunciabili del nostro girovagare londinese sarebbe stata una visita alla Locanda Locatelli.
    Così è stato. Infatti solo a poche ore dal nostro arrivo, l’operazione booking scattava, presentandoci direttamente al bellissimo ed elegante ristorante di Giorgio.
    La mia emozione era palpabile, Giorgio oltre alla fama acquisita per la sua bravura ai fornelli, era entrato a casa mia dal Gambero Rosso Channel grazie alla serie televisiva “Tony & Giorgio”.  
    Due uomini, due chef ( l’altro è Tony Allan), due amici, due paesi diversi: un unico grande amore la cucina italiana interpretata con ironia e divertimento, in uno dei palcoscenisci più belli del mondo, Londra.
    Attesa per il pranzo? Due giorni, si può fare, anzi si deve! E soprattutto Giorgio, vera star mediatica e quindi pieno di impegni, ci sarà!
    Il tempo passa velocemente e per restare in tema enogastronomico, le nostre giornate sono scandite anche dalle interessantissime visite ai negozi dedicati al cibo, dai mercatini alle scenografiche presentazioni di Harrod’s, dallo storico negozio di Twinings alla spettacolare concentrazione di colori, profumi e sapori del mercatino di Camden dove sono riassunte tutte le cucine del mondo. 
    Scegliamo per il giorno stabilito la camicia meno stropicciata… fermata del Tube londinese Marble Arch vicinissima ad Hide Park, qualche centinaio di metri e la Locanda Locatelli si affaccia dalla bella Seymour Street. Ci siamo.
    Spazi luminosi, moltiplicati dall’effetto oblò di specchi convessi davvero belli, l’abbigliaggio dei tavoli è semplice, elegante, già raggiungendo il tavolo a noi riservato, si respirano i profumi italiani, le etichette dei vini  e degli oli impreziosiscono il locale e parlano dell’eccellenza italiana.
    I londinesi sono davvero fortunati, questa è un’isola del gusto, anzi la penisola (tutta l’Italia e le sue tipicità sono presenti) del piacere di stare a  tavola. Sul tavolo troviamo pane e focacce calde, olio toscano e siciliano, è una festa… buonissimo fragrante (ne consumeremo, in attesa dei piatti ordinati, quasi un chilo!)… tra la divertita curiosità dei nostri vicini autoctoni e poco abituati al pane e la complicità dei camerieri, tutti italiani e professionalmente impeccabili.
    Una curiosità? Ognuno di noi a tavola era contrassegnato negli appunti del metre da un numero e servito sia  per l’acqua che per i piatti senza che ci fosse bisogno di chiedere nulla.
    Scegliamo di condividere una più ampia scelta di piatti, quasi un menù degustazione comune.
    Cominciamo con un’Insalata di piedino di vitello, piatto ben fritto, croccante, ammorbidito da una straordinaria mostarda di Cremona. Ottimo inizio.
     
    Come primi, tradizionali Linguine (anzi come si dice a Londra Linguini) all’aragosta e dei ravioli di gamberi con verdure. Si sale di livello ed il top come previsto arriva con i secondi.
     
     
    Trancio di rombo liscio all’acquapazza, (come tradurranno acquapazza in Inglese, “crazy water??!)
                    
    e poi i piatti di carne:  Fegato di vitello al balsamico (l’aceto balsamico è entrato a pieno diritto tra i prodotti più apprezzati dagli inglesi, che lo prediligono perchè vicino alla loro passione per i dressing agrodolci)
                    
    e dulcis in fundo Filetto di cervo, porcini e crema fritta.
                    
    In questo piatto c’è sintetizzata la filosofia di cucina fusion di Giorgio Locatelli. Il cervo è indigeno, i porcini rigorosamente italiani, la crema fritta? Un elegante “pesce d’uovo”  (quello a cui siamo abituati da piccoli e che le nostre mamme preparavano con la mollica, l’uovo e l’aceto rimasti dopo aver panato le cotolette) fatto con uova, zucchero, farina di mais e mollica. Una polentina povera, che non sfigurava certo per gusto ed immagine vicino a sua maestà (per restare in tema) cervo. Davvero incredibile, Italia, Inghilterra, stili di cottura, gusto, ricchezza e semplicità insieme per un piatto che come si suol dire “vale il biglietto”!
    I dolci ben presentati e coreografici, sono anch’essi per tecnica e per  ingredienti utilizzati, uno spaccato d’Italia: La Zuppa di pomodoro dolce (Pachino per la precisione) gelatina di balsamico (arieccolo!) e sorbetto al basilico,
     
    e d’Inghilterra, con le più English, Pere cotte al vino rosso e bianco con cannella e anice stellato.
     
    Un dolce preludio al primo vero caffè espresso delle nostre giornate londinesi. 
    Da apprezzare anche la scelta delle acque minerali, a volte mortificate nelle carte dei ristoranti; noi abbiamo pasteggiato con la Lurisia.
    Come detto in altre incursioni gastro-amichevoli del blog alla fine è la somma che fa il totale!
    Ma è Giorgio Locatelli, la sua cultura, la sua passione, la sua managerialità, la sua attenzione alle materie prime ed alle risorse umane a fare la Locanda Locatelli.
    Così dopo il caffè, ci viene a trovare e si siede con noi a tavola, una vera e propria rimpatriata. Ci parla di lui, delle sue esperienze e oltre all’ovvia stanchezza di un generale di “brigata”, trasuda tutta la sua simpatia e generosità italiana. Un uomo vero che non si è montato la testa e chiede notizie della Sicilia che ha visitato tantissime volte alla ricerca del bello e del buono. Nel frattempo anche i ragazzi che servivano ai tavoli finito il turno lasciano il loro professionalissimo applombe, e si avvicinano a noi, si parla di tutto, di studio, di calcio! Davvero tutto molto bello.
    Fuori Londra, dentro una Little Italy, piena di entusiasmo, umanità e amore per quello che si produce. Un posto che si fa luogo e resta nella memoria, la Locanda Locatelli ed il suo Chef Giorgio, anzi Re Giorgio (sempre per restare in tema) che prima di congedarci ci fa omaggio del suo libro che non poteva che chiamarsi… “Made in Italy Food and stories“.
                        
    E poi lui, diciamocelo pure, è davvero mad (crazy, pazzo va!) per l’Italia pur essendo  il vero esempio di cittadino del mondo e di ambasciatore del buono.
    De Gustibus Q.b

    P.s. Se vi siete chiesti perchè bisogna andare fino a Londra per mangiare bene Italiano o ancora di più perché, dopo mesi, ci si ricorda di un pranzo fatto a migliaia di chilometri di distanza, vi consiglio di tenere sempre con voi l’indirizzo della Locanda. Solo trovandovi a Londra potrete scoprire il… Why!!!   
    Contatti: Locanda Locatelli . 8 Seymour Street . London W1H 7JZ
    (Le foto dei piatti sono tratte dal libro “Made in Italy food and stories” di Giorgio Locatelli)

    Topics: CUCINA D'AUTORE, INGHILTERRA, MI RITORNI IN MENTE | Nessun commento »

    Vino Scaldacuore (scatti da Wine for Life)

    By gianfrancotruglio | Maggio 23, 2008

    [slideshow id=2377900603266747166&w=426&h=320]

    E’ proprio vero che un buon bicchiere di vino fa bene al cuore! E ieri sera Oxidiana è
    stato luogo ideale per un happy hour davvero speciale. More than sushi… Così recita la
    mission di Barbara disinvolta ed accogliente padrona di casa ed infatti, oltre al sushi
    che ha accompagnato con la sua sobria ma autorevole piacevolezza la serata, il vero
    protagonista è stato il vino. I vino che permette di realizzare  un sogno, Dream, un
    programma avviato nel 2002 dalla Comunità di Sant’Egidio per curare donne, uomini e
    bambini malati di AIDS in Mozambico, Malawi, Tanzania, Guinea Conakry, Kenia, Guinea
    Bissau, Nigeria, Congo, Camerun e prossimamente in altri paesi africani.

    Le cantine Planeta sono tra gli oltre cento piccoli e grandi produttori che in ogni parte d’Italia
    hanno aderito all’iniziativa, dando corpo e vita alla serata di ieri. Tantissima gente si
    è alternata attorno ai suggestivi banconi di Oxidiana, consapevole che questa volta
    essere “nel posto giusto” coincideva anche con qualcosa di importante. A fronte di una
    donazione di tre Euro, interamente devoluti alla causa, un calice di vino e poi come
    compagni d’avventura, cucunci e assaggini di sushi, anch’essi insieme quasi a consolidare
    questa fusion benefica tra Italia e Giappone. Una serata ben riuscita, che speriamo possa
    ripetersi perchè chi ama il buono, il più delle volte sa anche esserlo e dimostrarlo. Ma
    non finisce qui. Wine for life è anche un bollino sulle bottiglie che grandi e piccoli
    produttori hanno acquistato a mezzo Euro ciascuno.

    100 bollini fanno nascere sano il figlio di una donna sieropositiva o malata, 1000 bollini fanno vivere un adulto malato
    per un anno e danno sostegno a tutta la famiglia.

    Chi acquista nello scaffale di un’enoteca o al ristorante una bottiglia di vino contrassegnata dal bollino rosso Wine
    for life, da oggi sa che degustandolo troverà una nota di gusto in più… la solidarietà.
    Prosit.
    De Gustibus Q.b.

    Topics: Eventi e Manifestazioni | 1 commento »

    Nangalarruni - Castelbuono (Pa)

    By gianfrancotruglio | Maggio 20, 2008

    Visitato a pranzo Sabato 17/05/08

    Mi ero sempre interrogato del perché un luogo così bello immerso nel Parco delle Madonie potesse chiamarsi Castelbuono? Penso al Castello…c’è… e deve le sue origini ai Ventimiglia, Signori della Contea di Geraci, i quali, agli inizi del 1300, decisero di costruirlo sul poggio dominante la cittadina. Ma perché buono… e non più logicamente.. bello! Cosa può avere di buono un castello?

    Pensieri. Attraversiamo il Parco delle Madonie, provenienti da Cefalù, immergendoci in uno straordinario paesaggio assolato e finalmente primaverile, tra campagne odorose ed accese da macchie di ginestre fiorite. Bello, sempre più bello! Fin quando è proprio il Castello a presentarsi, poco minaccioso e dai colori che rievocano atmosfere Umbre e Toscane.

    E l’impressione di ritrovarsi in un borgo medioevale del Centro Italia si fa sempre più decisa attraversando le stradine lastricate che ci portano nel cuore di Castelbuono.

    Tutto molto bello… ma il buono? Lo troviamo subito… è l’obiettivo della nostra giornata (oggi oltre ad Ombretta ho coinvolto anche la mamma)… un piacevolissimo ritorno nella sinuosa via delle Confraternite che timidamente si affaccia sul corso Umberto I e che sembra custodire le bontà, i profumi ed i segreti della cucina di Giuseppe Carollo e del suo Nangalarruni.

      

    Anzi sembra proprio sentirlo questo marranzano o scacciapensieri, le sue note stile pifferaio magico ci inducono ad anticipare i tempi, fino a ritrovarci seduti a tavola con abbondante anticipo sui tempi di prenotazione. L’ambiente subito accogliente, un benvenuto gentile, tutto già parla dell’amore e della passione per il posto e per il territorio. C’è la storia del fungo alle pareti, le epiche imprese di Giuseppe e dei suoi amici alla ricerca di straordinari Porcini, Ovoli e di un fungo buono e unico, il Basilisco; c’è la passione per i vini, che in una buona panoramica regionale e nazionale si mostrano, riscaldando l’atmosfera, preparandoci ancora più piacevolmente al pranzo; ci sono i riconoscimenti delle più importanti guide gastronomiche italiane ed internazionali. A casa di un amico, menù riccamente articolato e sempre legato alla stagionalità degli ingredienti, esordiamo con il classico e confidenziale: “fai tu!” Già dalla piccola cucina del piano terra sentiamo il dolce suono delle padelle in azione e nel contempo diamo un’occhiata al piano superiore, dove un’altra sala accogliente e dotata anch’essa di cucina si prepara all’arrivo degli ospiti. Iniziamo con un carpaccio di fungo Basilisco, verdure e caprino: il bianco e la purezza del Basilisco, mutuano la sua fama, buonissimo anche per consistenza e poi il caprino che profuma delle vallate appena attraversate, completa la semplice ma riuscitissima opera.

    L’affinità elettiva tra cibo e territorio continua con la zuppetta di funghi porcini con una delicatissima spuma di ricotta, la cui sofficità si presta anche nell’accompagnare un simbolo della cucina “povera” e dei valori, Pane cotto e verdure di campo, che pur presentandosi sotto le spoglie di un elegante tortino, non può nascondere l’”umile” bontà dei suoi ingredienti. Ma la vera sorpresa, il piatto che non ti aspetti, arriva con il primo.

    Pasta e patate con fonduta di Caciocavallo. Un piatto affettuoso, dove all’apparente semplicità dei protagonisti fa da contraltare la magistrale preparazione e  la  qualità dei prodotti.

    Un ottimo tubetto rigato fatto rigorosamente in casa, una patata bianca soda e saporita ed un profumatissimo Caciocavallo che fa capolino dal fondo del piatto per arricchire di gusto il tutto. Semplicemente… perfetto.

    Proseguiamo con l’altro protagonista incontrastato della cucina di Giuseppe Carollo, il maialino , allevato allo stato brado anch’esso magnifico figlio dei boschi madoniti.

    Bocconcini di filetto con funghi, verdure di campo e patate, piatto sincero e abbondante, poca nouvelle cousine e molta sostanza come tiene anche a sottolineare il buon Giuseppe che ci raggiunge e amichevolmente si siede al tavolo con noi.

             

    Se ti dicessero di fare il ritratto di un cuoco, con la passione ed il rispetto della gente e per la sua terra, disegneresti lo sguardo pacioccone e pacifico di Giuseppe, sottolineato da un baffo “malandrino“.

    Un bel vedere ma anche un bel sentire.

    Ci parla delle sue esperienze all’estero in Germania e Inghilterra (professionalmente valide, ma non tanto rimpiante) fino al suo ritorno a Castelbuono; ci parla dell’amorevole ricerca degli ingredienti e del suo rapporto amichevole con i fornitori.

    Da qui il sostenere la filosofia della ” Cucina a Chilometro zero“, esemplificata da una frase che cito testualmente. “Io ai miei fornitori che mi domandano - Cosa vuoi? … rispondo piuttosto - Tu, che mi dai?”. A questo punto ti rendi conto che un’espressione del genere vale più di cento puntate di “Linea Verde”. Ma non finisce qui.

    La suggestione per il discorrere di Giuseppe si moltiplica all’arrivo di un fuori programma: uno Stinco di maiale con ristretto di Nero d’Avola e miele! Bello a vedersi ma straordinariamente buono. In questo piatto c’è il riassunto della filosofia di uomo e di ristoratore di Giuseppe Carollo da Catelbuono.

    Il segreto è tutto qui! I dolci presentano la novità di un semifreddo al pistacchio e la tradizionalità della cassata siciliana.

    Assaggiamo anche un ottimo gelato al pistacchio, prodotto da un amico di Giuseppe a Cerda. Cappadonia, questo il nome di questo artigiano pasticcere che nelle prossime scorribande meriterà una visita, anche per non mancare di assaggiare il gelato al carciofo.

    Giuseppe di contro ci dice di aver sperimentato, in un momento di “alcoolica creatività”, anche un gelato alla melenzana ed ultimamente anche al fungo! Sono già le tre, sarebbe bello continuare, ma è bene “liberare” il padrone di casa… soddisfatti e consapevoli che l’abusata definizione “Siamo quello che mangiamo”, con Giuseppe Carollo, trova sempre la sua vera essenza.

    De Gustibus Q.b

    Contatti:  Nangalarruni - Via delle Confraternite n°10 - Castelbuono (Pa) - Tel 0921 671428    

    (foto d’archivio dello chef “Peppino” Carollo  durante una manifestazione svoltasi a Rocca di Caprileone qualche anno fa)

    Topics: RISTORANTI, SICILIA, TRATTORIE | 7 commenti »

    Miseria e Nobilta’ - Mascalucia (Ct)

    By gianfrancotruglio | Maggio 11, 2008

    Visitato a cena Venerdi’ 9/05/08

    Sms di Gaetano Pappalardo (per chi legge da fuori 095, uno degli animatori più in gambadelle notti catanesi, volto noto televisivo e instancabile testimonial pubblicitario).
    Lo leggo, penso alla nuova serata di moda in questo inizio di stagione pre estiva e invece…?.. grande sorpresa.  Cito testualmente:”Domenica ho il piacere di invitarti all’inaugurazione del mio locale Miseria e Nobiltà Pizzeria e Osteria.” Pizzeria e
    osteria…?…ma mi faccia il piacere!..(citando Totò) penso ad uno scherzo.. ma no, tutto vero.

    Malgrado lo stupore e la curiosità, da appassionato per il cibo evito
    accuratamente l’inaugurazione e mi ripropongo di effettuare la visita qualche giorno
    dopo.

    Venerdì sera, direzione Mascalucia, il primo pensiero: c’è qualcosa di nuovo
    fuori dal centro storico e questo è comunque un buon inizio.

    Mi aspetta una bella villa in stile siciliano con una promettente terrazza pronta per l’estate ed un interno 
    rispettoso della natura della casa, caratterizzato da  ben integrati plasma che
    proiettano scene del famoso film del maestro Totò.

    Atmosfera subito accogliente , arricchita dalla simpatia di Gaetano che ci accoglie e ci presenta i suoi compagni
    d’avventura Antonio Alizzio ed i fratelli Massimo e Salvo D’Antoni.

    Un locale ben articolato, già tanta gente e una mansarda con camino invernale da poter riservare per
    occasioni speciali. Ci sediamo. Il menù prevede una buona scelta di pizze,
    simpaticamente evidenziate dai titoli dei film più importanti del principe della risata
    e dalle sue più celebri espressioni, un giusto numero di antipasti, primi e secondi che
    hanno il nome di celebri attori che hanno accompagnato professionalmente Totò. Uno
    sforzo da veri cinefili, ma parafrasando il maestro “è’ la somma che fa il totale” ed in
    questo caso.. è la riuscita dei piatti che fa il menù! Scegliamo di assaggiare degli
    antipasti, dei secondi e le pizze, per avere una prima impressione generale. Il servizio
    nel contempo si manifesta già veloce e preciso, lo stesso Gaetano blocchetto in mano
    prende “le comande” muovendosi con il fare del padrone di casa che coccola i suoi
    ospiti. e ci parla dello chef, Nico De Simone proveniente da esperienze alberghiere,
    rassicurandoci sulla bontà di esecuzione dei piatti e sulla maestria del pizzaiolo.

    Attesa nei tempi, già la sintonia tra servizio e  cucina sembra ben funzionare… ma quel che più conta, attesa premiata.
    Pizza sottile e fragrante, ottimi gli ingredienti e la cottura. Antipasti un po’
    confusionari alla vista,(presentazione da perfezionare), ma ricchi di verdure di
    stagione e formaggi variamente  impiegati in pastella, in tortino e in agrodolce.
    Sfiziosi, quasi un piatto unico.

    Secondi  a base di carne, dalla classica grigliatina mista, alle piccatine di vitello, al filetto con riduzione di Nero d’Avola e ratatouille di verdure, ben preparato e gustoso. Il connubio non sempre molto facile e spesso
    (ahimè) poco riuscito tra pizzeria ed osteria dà buoni risultati. Chiudiamo con dei
    dolci, non della casa, ma sapientemente scelti tra le specialità di alcune note
    pasticcerie catanesi.

    Anche questo è un modo nuovo e soprattutto onesto di trattare il
    cliente. Apprezzabile lo sforzo di ricerca e la sincerità nell’ammettere l’estranea
    provenienza che comunque diventa certificazione di bontà del prodotto. Conto
    rassicurante, insieme a piccoli biscottini ad accompagnare un  bicchierino di vino alle
    mandorle ed una buona grappa ( Gatto Blu insegna?). Salutiamo Gaetano ed i suoi soci,
    soddisfatti per la serata e per l’esperienza. Miseria e Nobiltà… una buona Novità!

    De Gustibus Q.b.

    Contatti: Miseria e Nobilta’  -  Via Etnea 329  - Mascalcia – (Ct) -    tel.0957272085

    Topics: CATANIA, NOVITA' CATANESI, RISTORANTI | 1 commento »

    A Putia ro’Vinu - Modica

    By gianfrancotruglio | Maggio 3, 2008

    Appunti di viaggio 25 Aprile - Modica 

    Forse uno dei giorni peggiori per pensare di pranzare fuori. Ma quando oltre ad una normale e paziente attesa di un secondo turno alle 15,00 anzichè alle 14,30 e di una sala improvvisata, si riesce a mangiare davvero bene allora si che il posto e chi lo conduce sono davvero da elogiare.

     Dove? A Putia ‘ro Vinu, a Modica, durante uno degli eventi più confusionari ed a mio parere inutili (almeno fino a quando sarà organizzato “stile sagra” ) come Eurochocolate.

    A volte la bontà del posto, da riprovare in tempi “meno sospetti”, si giudica da queste sfaccettature. Dalle uova sode per cominciare, alle classiche scacce e arancinetti come antipasto, ai cavatelli al cioccolato con sugo di maiale e cavatelli classici con fagioli e funghi, ai tortelloni di ricotta al sugo (cambia la pasta, ottima la ricotta, ma il maiale è protagonista sempre come il suo sugo!), al generoso polpettone, alle puntine alla pizzaiola con pomodorino, capperi e olive (deliziose), all’immancabile misto di carne di maiale al sugo, per finire con dei deliziosi geli al limone e cannella. Tutto, innaffiato con del buon vino “in caraffa”, per la modica (è il caso di dirlo!) cifra di 15 Euro a persona.

    Debbo dire, che la buona compagnia (ombretta, paolo, anna, chiara e nicoletta), il sincero cibo e la buona volontà di chi lavora “sodo” ( che le uova iniziali lascino presagire la mission aziendale?!) hanno fatto superare i problemi tecnici di un giorno che più di festa e di confusione non si può. De gustibus. Q.b.

    Topics: APPUNTI DI VIAGGIO, TRATTORIE | 3 commenti »

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